Sono sempre di più le persone che cominciano a riconoscere nei pappagallini non semplici e colorate bellezze da osservare attraverso le sbarre, ma veri e propri animali domestici dotati di una spiccata intelligenza con i quali è possibile interagire, alla pari di un cane o di un gatto.
Per fare questo, per tenere libero il proprio uccellino in casa, e scoprire con il tempo le sue mille manifestazioni di affetto e di intelligenza, per vederselo volare sulla spalla quando si rientra dopo una giornata di lavoro o per averlo a tavola che mangia ordinatamente dal suo piattino accanto al nostro, bisogna addomesticarlo.
Il primo punto fermo su cui bisogna lavorare è far acquistare al pappagallino fiducia in noi.
Se il soggetto è stato allevato a mano, questa operazione in genere non è necessaria o comunque è una pratica veloce, dato che il piccolo, allevato amorevolmente dall’uomo fin dai primi giorni di vita, non ha alcun motivo per temerlo, e si lascia da subito accarezzare e toccare dalle nostre mani.
Se il soggetto invece ha avuto una crescita naturale senza contatti con l’allevatore (ed è così per tutti i cocoriti che si comprano nei negozi o nei mercati) allora avrà una naturale diffidenza e paura dell’uomo che bisogna cercare di correggere: in questo caso l’operazione sarà comunque lunga, e i risultati migliori si ottengono su soggetti giovani di 2-4 mesi; fino all’anno di età si può ancora tentare di lavorarci, anche se il tempo per avere dei risultati cresce di conseguenza, mentre su soggetti più grandi l’impresa è estremamente difficile.
Per conquistare la fiducia di un pappagallino non allevato a mano bisogna passare tanto tempo davanti alla gabbia, posizionandola nella stanza dove passiamo la maggior parte della giornata, in modo che lui si abitui alla nostra presenza. Quando, camminando avanti e indietro alla gabbia, il pappagallino se ne sta tranquillo sul suo trespolo, possiamo parlargli dolcemente, con voce bassa e melodiosa.
Si può successivamente tentare di passare del cibo al nostro amico attraverso le sbarre, e quando si avvicinerà saremo già a buon punto: il passo successivo sarà introdurre le mani (con del cibo) e aspettare che il pennuto venga a beccarlo da li.
Quando ciò accadrà , si tenterà di accarezzarlo, partendo dalla coda e via via salendo verso la testa.
Quando anche questo risultato sarà stato ottenuto, si cercherà di far salire il pappagallino sul dito tenendolo fermo e teso davanti a lui, all’altezza del torace (i pappagalli per istinto tendono a salire, mai a scendere).
Quando tutte queste fasi sono state completate, si cercherà di portare fuori dalla gabbia il pappagallo che abbiamo sul dito, impresa non scontata, in quanto nella loro gabbietta questi soggetti si sentono più sicuri.
Ciascuna di queste semplici operazioni che ho descritto in poche righe può richiedere settimane di esercizi, in alcuni casi mesi interi, ma solo quando avrete ottenuto ciò il vostro pappagallino si fiderà di voi e potrete procedere all’addomesticamento vero e proprio.
Gli esercizi per addomesticare un pappagallo vanno ripetuti quotidianamente anche due volte al giorno, per un tempo di circa 20 minuti.
Le lezioni vanno tenute singolarmente, quindi se si hanno più pappagalli, mentre uno è “a scuola” gli altri devono essere in un’altra stanza in modo da non disturbare l’allievo con la vista e i richiami vocali.
Resta comunque assodato che se si hanno più soggetti, quando si rimettono insieme tendono a inselvatichirsi nuovamente, quindi l’ideale sarebbe addestrare in maniera indipendente due pappagallini e unirli solo quando hanno entrambi molto legato con l’uomo.
Vediamo nello specifico come si abitua il pennuto a certe azioni, una volta ottenuto che esso viene in automatico sul dito quando lo si tende davanti a lui.
Farlo venire da voi al richiamo: il cochino deve conoscere il suo nome, innanzi tutto.
Pertanto tenderete il dito e pronuncerete frasi semplici come “Su ” seguito dal suo nome.
Via via allontanerete il dito in modo che per salirvi il piccolo debba fare prima un saltello, poi un piccolo volo.
Ogni volta che il pappagallino farà quello che chiedete, lo ricompenserete con una piccola golosità , un complimento sincero o una grattatina sul capo.
Farlo bere a canna dal lavandino e insegnargli a fare la doccia: tenendo il pappagallino sul dito, aprite un filo di acqua dal rubinetto. Può darsi che la curiosità lo spinga da solo ad assaggiare quel filo trasparente e il vostro lavoro sarà finito.
Se invece dovesse mostrare diffidenza e paura, fatevi vedere voi stessi bere sorsetti dal filo di acqua, in poche volte il cocorita vi imiterà . Quando avrà imparato a bere con disinvoltura, spontaneamente gli verrà voglia di fare la doccia, ed è uno spettacolo molto simpatico.
In genere i pappagallini che imparano a bere e a fare la doccia in questo modo, vi chiedono loro stessi di aprirgli il rubinetto in maniera inequivocabile, piazzandovisi sopra e richiamando la vostra attenzione in ogni modo.
Fare i grattini al vostro pappagallino: se riuscite in questa impresa, il vostro uccellino vi ama in maniera incondizionata: a differenza di altre specie di pappagalli, i cocoriti considerano i grattini (ricevuti dall’uomo) come un grande atto di amore e fiducia: il momento migliore per “provarci” è quando sono rilassati sul trespolo con una zampetta sollevata o quando si stanno facendo toletta: se avvicinando il dito ai baffetti intorno al becco, il cochino ruota a 90 gradi la testolina e gonfia il piumaggio… ci sta!! E dovete solo godervi questo spettacolo meraviglioso mentre muovete delicatamente le vostre dita tra le sue vaporose piumette.Mangiare a tavola con voi iniziate con tenere il pappagallino su un trespolo vicino a voi o sulla vostra spalla quando siete a tavola.
Se notate che cerca di scendere sul tavolo e curiosare tra le cose presenti e non lo reputate igienico, riposatelo nella sua gabbietta e portatelo a tavola a pasto ultimato, in modo che possa “pascolare” liberamente tra gli avanzi del banchetto.
Raccogliete alcune golosità in una ciotolina (io uso i tappetti dei barattoli) in modo che dopo qualche volta che va in giro sul tavolo , identifichi la ciotolina come il posto migliore di tutta la tavola.
Quando questa operazione sarà assimilata, aggiungete un posto a tavola!
Tenete tuttavia presente che, se il soggetto è curioso, durante il pasto tenderà a venire spesso e volentieri a controllare se quello che c’è nel vostro piatto è lo stesso di quello che c’è nel suo..
Insegnargli a parlare Il pappagallino ondulato è anatomicamente strutturato in modo tale da non essere portato alla parola come i suoi cugini di taglia maggiore; inoltre la sua pronuncia è talmente veloce che può capitare che esso ripeta qualche parola ma noi non riusciamo a decifrarla. E’ molto più frequente invece che il cocorita impari qualche rumore come il gocciolio del rubinetto o il trillo del telefono o il cigolare della porta, e si diverta a ripeterli per fare il burlone.
Tuttavia, poichè è noto il caso di un cocorita che ha imparato circa 300 parole, se vi siete messi in testa di voler insegnare lo stesso a parlare al vostro amico, munitevi di pazienza e ogni giorno dedicate 10 minuti a ripetergli uan parola facile (per esempio “ciao” o “bravo” o “vieni” o “bello”) scandendola bene. Utilizzate spesso questa parola anche durante il giorno quando interagite con lui, facendola seguire dal suo nome (“vieni birba”, ciao birba”, “bravo birba”!…)
Se avete un solo soggetto e molto probabile che entro un anno al massimo lo sentirete ripeterla.
Non insegnate mai una nuova parola , prima che la prima sia stata imparata.
Se il pappagallino vive stabilmente libero in casa con voi, troverete senz’altro mille spunti per insegnarli nuove cose, assecondando la naturale attitudine del vostro amico.
L’unica cosa da non dimenticare mai, è che la calma e la pazienza sono doti fondamentali se si vogliono ottenere risultati e che alzare la voce non porta mai ad alcun buon risultato: se il pappagallino un giorno è stanco o svogliato, lasciate perdere la lezione e rimandate la cosa al momento in cui sarà nuovamente predisposto.
Guarda il video “Addomesticare un pappagallino”Articoli su argomenti analoghi:

